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martedì 8 aprile 2014

Il topo buongustaio

Una serie di sfortunati... spaghetti!

Salve a tutti! No, non sono scomparsa, ho solo avuto qualche impedimento nella vita al di fuori della mia bibliotechina. Oggi però ritorno con una compensazione davvero gustosa per la mia assenza! E se vi dico “gustosa” capite già chi arriva, vero?
Rémy: Ciao a tutti!
Bentornato, Rémy! Pronto a darmi una mano con la puntata di oggi? E voi, siete pronti a riaccendere i fornelli? Spero che li abbiate tenuti ben pulitini nell'attesa, altrimenti farete proprio la fine dei poveri personaggi che chiamiamo in causa questa volta, costretti ad avere a che fare con una cucina in cui l'igiene lasciava alquanto a desiderare e anche gli ingredienti a disposizione scarseggiavano assai...
Rémy: Brr... Altro che Cucine da incubo!
Non sapevo che guardassi quel genere di programmi! In effetti non riesco nemmeno a concepire come reagirebbe il nostro cuoco urlatore Gordon Ramsay di fronte a una cosa di questo tipo...

Ebbene sì: oggi chiamiamo in nostro aiuto i poveri orfanelli Violet, Klaus e Sunny Baudelaire di Una serie di sfortunati eventi, che, come qualcuno di voi ricorderà, furono costretti a sfamare un'intera compagnia teatrale a partire da una cucina in condizioni disperate. E cosa si fa quando le risorse a disposizione sono pochine? Ci si rifugia su un piatto che, a qualunque versione della storia della sua nascita si voglia credere, comunque conserva origini semplici.
Rémy: Eh, in effetti come nome è poco fine...
Dettagli, dettagli... Non ti metterai a fare l'aristocratico proprio adesso, vero? Ricorda: i nostri amici erano messi davvero male...
Rémy: E va bene, allora passiamo alla ricetta.
Eh, già: a qualcuno forse brontolerà lo stomaco. E dunque, senza attendere oltre, se qualcuno non si ricorda cosa mai riescono a rimediare i nostri eroi con la poca roba lasciata loro dal malvagio Conte Olaf, ecco a voi...

Spaghetti alla puttanesca

Ingredienti
per 6 persone
600 g di spaghetti
3 cucchiai di burro
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
6 acciughe dissalate pestate a poltiglia in un mortaio
3 spicchi d'aglio affettati fini
200 g d'olive nere snocciolate e affettate
un cucchiaio di capperi salati lavati e tritati grossolanamente
600 g di pomodori spellati e tagliati a filettini
un cucchiaio di prezzemolo tritato
sale
Preparazione
20 minuti per la preparazione + 8 minuti per la cottura
Mettete sul fuoco una padella piuttosto larga e fatevi scaldare assieme il burro e l’olio, quindi aggiungetevi l’aglio tagliato finemente e le acciughe dissalate e precedentemente pestate in un mortaio o triturate finemente.
Appena l’aglio prende colore e le acciughe si sciolgono, unite le olive snocciolate e tagliate a metà, i capperi tritati grossolanamente e i pomodori spellati e sfilettati.
Fate quindi insaporire la salsa a fuoco alto per pochi secondi mescolando continuamente.
Nel frattempo cuocete gli spaghetti al dente in abbondante acqua salata, scolateli e poneteli nella zuppiera in cui li servirete, quindi ricopriteli con la salsa precedentemente preparata e cospargeteli di prezzemolo.
Mescolate e servite caldi i vostri deliziosi spaghetti alla puttanesca!

Rémy: Un momento, ci sono parecchie cose che non mi tornano...
Non hai tutti i torti: innanzitutto il tipo di pasta che il regista (perdonatemi se mi baso di più sul film per oggi, ma non ho a disposizione il libro al momento in cui scrivo) fa loro trovare sparsa negli sporchissimi cassetti è diverso, e poi vi sfido a trovare olive, acciughe e capperi in una cucina che ha poco o nulla... In effetti probabilmente la versione preparata dai nostri orfanelli era ulteriormente semplificata, ma ho preferito andare sul sicuro e proporvi quella tradizionale invece di perdermi in strane varianti.
Rémy: Almeno è pasta! Ci voleva proprio!
Te ne sei accorto, eh? Con il piatto di oggi possiamo ufficialmente dire che è possibile creare un menu libresco completo di primo, secondo e dolce scegliendo solo dalle ricette della rubrica! È un momento da celebrare! Che ne dite di dare una bella festa con tutti i vostri amici topi di biblioteca? Potete mangiare, leggere insieme, parlare di libri all'infinito e chissà, magari anche fare qualche gioco basato sulle vostre storie preferite! Basta scatenare la fantasia!
Rémy: Evviva! Che idea simpatica! Vado a organizzarmi subito! Au revoir!
A presto, amici! Alla prossima ricetta!

mercoledì 2 aprile 2014

Il topo buongustaio

Una passeggiata lungo il viale dei ricordi

Salve a tutti, e bentornati nel nostro spazio mangereccio! Pronti a mettere le mani in pasta?
Rémy: Io sì! Dai, dai, quando cominciamo?
Quanta impazienza! Potresti almeno salutare come si deve!
Rémy: Ops... Salut, mes amis...
Non mi dire che adesso oltre all'assistente devo assumere pure un traduttore simultaneo, eh!
Rémy: Mi sono lasciato un po' prendere, scusa! Qui qualcuno, non faccio nomi, ha una promessa da mantenere...
Va bene, va bene! Come anticipato, la ricetta di oggi arriva fresca fresca dalla terra della Tour Eiffel e della Bastiglia, della Senna e dei boulevards, degli inventori della mongolfiera e del cinematografo, insomma, per farla breve, dalla Francia! Contento adesso?
Rémy: Evviva!
Naturalmente, anche se la rubrica finora è stata decisamente di parte anglofona, la Francia ha prodotto a sua volta fior di autori, e siccome anche i loro personaggi sono esseri umani che prima o poi dovranno mettersi a tavola e mangiare, a saperlo cercare troviamo del cibo anche nella letteratura del Paese d'origine del nostro amico.
Oggi, per esempio, non solo inauguriamo la presenza francese nel nostro spazio, ma lo facciamo veramente col botto, chiamando in aiuto nientemeno che Marcel Proust.

Rémy: Però! Mica male! Mi sa che ho un presentimento su dove vuoi andare a parare...
Ce l'avranno in tanti, Rémy, davvero in tanti. Il passo a cui voglio appellarmi è un autentico mostro sacro, che probabilmente conoscerà anche chi non ha letto il libro intero (il che, lasciatevelo dire, è un'impresa non da poco, senza offesa per il nostro patriottico amichetto né per lo scrittore: il Guinness dei Primati lo considera il romanzo più lungo del mondo!). Eccolo qui:
Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa.
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

Ebbene, da questo – soltanto questo: il sapore di un pezzo di dolcetto nel tè – si scatena una tale ondata di ricordi incatenati da produrre intorno alle tremila pagine!
Ora, se non siete francesi e quindi non legate chissà quali memorie infantili al gusto delle maddalene, o madeleines che dir si voglia, difficilmente per voi saranno così magiche, ma questo non significa che non le possiate provare: sono perfette per prendere un tè caldo con i vostri compagni di lettura!
Se ne trovano più versioni con sottili differenze, ciascuna delle quali pretende a caratteri cubitali di essere l'originale, e io purtroppo non ho parenti francesi che possano darmi una mano a raccapezzarmi. Ve ne propongo una, se per caso già la conoscevate diversa è solo questione di varianti. E dunque, senza ulteriori indugi...

Madeleines

Ingredienti:
100 g di farina
100 g di burro + un po' per lo stampo
100 g di zucchero semolato
2 uova intere
2 tuorli
la scorza grattugiata di 1 limone non trattato
1 bustina di vanillina
1/2 bustina di lievito in polvere per dolci
sale fino

Procedimento:
Lascia fondere il burro in un pentolino a fuoco dolcissimo (non deve scurirsi). Questa operazione è più semplice se usi il burro chiarificato che, tra l'altro, non contiene lattosio (lo trovi al supermercato). Quando il burro è fuso, spegni e lascia intiepidire.
Con la frusta elettrica, monta le uova e i tuorli con lo zucchero e un pizzico di sale. Quando il composto è soffice e gonfio, incorpora la farina, il lievito e una bustina di vanillina, facendo scendere il tutto a pioggia dal setaccio e mescolando con un cucchiaio di legno con movimenti dal basso verso l'alto.
Infine, incorpora il burro fuso freddo e la scorza grattugiata del limone.
Lascia riposare l'impasto a temperatura ambiente per un'ora.
Imburra lo stampo e riempi le cavità con l'impasto (non fino all'orlo perché tendono a gonfiarsi, quindi mantieniti qualche mm al di sotto del bordo).
Inforna a 200° per 12 minuti, dopodiché, togli dal forno e sforma dolcetti capovolgendo lo stampo. Imburra nuovamente e ripeti l'operazione fino ad esaurire l'impasto.
Accompagna con una buona tazza di tè o con una gustosa composta di frutta.

Rémy: Da leccarsi i baffi! Però le madeleines originali hanno una forma strana, proprio come dice il nostro signor autore, una forma che fuori dalla mia Francia non ho mai visto...
Eh, già! A voler essere proprio precisi, per fare questo dolce come chef comanda ci vuole uno stampo speciale che dia a ciascun biscottino la forma di una conchiglia. Se lo trovate in qualche negozio specializzato, buon per voi, altrimenti posso solo dirvi di controllare se per caso qualche francese D.O.C. ne mette uno in vendita su Internet! Sarà un buon modo per imparare un po' le lingue!
Arrivederci alla prossima mangiata... ehm, puntata!
Rémy: Au revoir!

sabato 29 marzo 2014

Il topo buongustaio

Cosa ci sarà dall'altra parte dello specchio?

Un saluto a tutti i miei lettori.
È ora di mettersi di nuovo ai fornelli, ma prima, come avrete già indovinato, è doveroso fare un salutino al nostro assistente. Sei pronto, Rémy?
Rémy: Prontissimo! Salve a tutti!
Bravo, topolino, mi piace questo entusiasmo. Ebbene, oggi ci viene in aiuto un altro bel pezzo da novanta, e – lo dico con gran sconforto del nostro amichetto – si tratta di nuovo di un autore inglese.
Rémy: Parbleu! Di nuovo? Ma non ne conosci altri?
Eh, probabilmente questi inglesi sono dei golosoni, perché trovo particolarmente facile scovare del cibo nei loro libri! Mi spiace tanto, prometto che ti rifarai.
Rémy: Eh, no! Stavolta non ci casco più! La prossima volta esigo qualcosa di francese! Sono secoli che me lo prometti e non lo fai mai!
Ehm... okay, posso provarci. Alla prossima puntata si va in Francia.
Dicevamo: per oggi si torna in Inghilterra, anche se forse non è proprio la definizione giusta.
Rémy: Ah, no? Allora forse ho qualche speranza...
Oh, dai, non mi terrai ancora il muso, spero! Comunque, a fornirci l'idea per la ricetta è nientemeno che Lewis Carroll, che la fa mangiare (o meglio, tentare di mangiare) alla sua Alice nel secondo libro a lei dedicato, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò.


Dunque non è tanto appropriato dire che si vada in Inghilterra, quanto piuttosto in una sua versione di sogno infarcita di riferimenti alla sua cultura e pure alla cucina, ma che viaggia su un binario tutto suo.
Per chi ha un po' di confusione in proposito, senza dubbio dovuta alla Disney che fonde elementi di entrambi i volumi in un unico film d'animazione, lasciate che vi spieghi: un conto è Alice nel Paese delle Meraviglie, pieno di ammiccamenti al gioco delle carte, in cui la piccola protagonista comincia il suo viaggio cadendo in una tana di coniglio, e un altro è Attraverso lo specchio, pesantemente basato sugli scacchi, in cui la stessa ragazzina, già un po' più grande, visita un mondo alla rovescia che si trova dall'altro lato di un grande specchio nel suo salotto. E come sappiamo che è più grande? Facile: nel primo continua a parlare della sua gattina, con una certa insensibilità, peraltro, dato che le sfugge sempre di farlo davanti a topi e a un gran assortimento di altri animali che ne hanno paura, mentre nel secondo la micia ha avuto dei cuccioli.
Rémy: Aiuto! Non mi piace questa Alice! Non sa proprio quando tenere la bocca chiusa!
Appunto, visto? Tornando a noi, Walt Disney ha fatto di due episodi uno, inserendo personaggi e situazioni del secondo in un'ambientazione attribuibile al primo, e ormai se si dovesse fare un giochetto come quello iniziale del quiz L'Eredità, in cui io vi dicessi un personaggio a caso e voi doveste collocarlo nell'uno o nell'altro, non so proprio come ve la cavereste. Poco male, sono un po' confusa anch'io di tanto in tanto.
Ebbene, l'ossatura della trama di questo sconosciuto, il secondo volume, è che Alice deve attraversare da un capo all'altro un mondo popolato da strane creature e diviso, a seconda della traduzione, in “scacchi” o “quadretti”: arrivata all'ottavo, cioè all'estremità opposta a quella da dov'era partita, le succederà quel che capita a un pedone che in una partita venga, con termine tecnico, “promosso”, e diventerà regina. Quando ormai il libro è in dirittura d'arrivo, Alice si ritrova in testa una corona che non sa bene come ci sia finita e viene sottoposta a una serie di assurdi test dalle due regine già esistenti, la Rossa e la Bianca, che molti di voi forse si staranno immaginando con i visi della Bonham-Carter e della Hathaway di burtoniana memoria, poi riesce finalmente ad accedere a un banchetto altrettanto bizzarro in cui il cibo è vivo e le viene presentato come se si trattasse di nuove conoscenze, dopodiché non si può più mangiare, perché non sta bene tagliare e ingurgitare un nuovo amico, proprio no! E così succedono scenette di questo tipo:
Mi sembri un po' timida: lascia che ti presenti a quel cosciotto di montone, ― disse la Regina Rossa. ― Alice-Montone-Montone-Alice. ― Il cosciotto di montone si alzò in piedi nel piatto e fece un piccolo inchino ad Alice; e Alice ricambiò l'inchino, non sapendo se doveva essere spaventata o divertita.
Ora, non aspettatevi che la ricetta di oggi sia tanto attenta al galateo: probabilmente se ne starà lì a farsi mangiare come succede su qualsiasi sensata tavola del nostro noioso mondo. Tuttavia parliamo proprio del cosciotto di montone, la cui procedura ho di nuovo dovuto tradurre con le mie manine d'oro, per cui sapete da chi andare con torce e forconi se vi rovina la cena. Eccolo qui:

Cosciotto di montone con salsa di capperi

Ingredienti
Per il montone
1 cosciotto di montone
sale e pepe nero macinato di fresco
200 g di burro
3 grosse cipolle tagliate a fette
1 rametto di rosmarino fresco
3 foglie d'alloro
10 grani di pepe nero
750 ml di vino bianco
600 ml di brodo d'agnello

Per la salsa di capperi
300 ml di panna liquida
600 ml di brodo di pollo
1 piccolo vasetto di capperi

Procedura
  1. Preriscaldare il forno a 150°C.
  2. Per il montone, insaporire tutto il cosciotto con sale e pepe nero macinato di fresco. Imburrare l'interno di una casseruola pirofila. Mettere il cosciotto di montone nel piatto e spargervi sopra le cipolle affettate.
  3. Avvolgere il rosmarino, le foglie d'alloro e i grani di pepe in un pezzetto di mussola e farne un pacchettino con un pezzo di spago da cucina. Metterlo nella casseruola.
  4. Versare il vino bianco e il brodo d'agnello. Imburrare un foglio di carta oleata grande abbastanza da coprire la casseruola e metterlo sopra il montone, infilandovi sotto i bordi.
  5. Mettere in forno per 3 ore, o fino a quando il montone è tanto tenero da sciogliersi.
  6. Nel frattempo, per la salsa di capperi, cuocere a fuoco lento il brodo di pollo in un pentolino finché si riduce della metà in volume. Aggiungere mescolando la panna e i capperi e cuocere a fuoco lento per 2-3 minuti, poi insaporire a piacere con sale e pepe nero macinato di fresco. Mettere da parte.
  7. Togliere il montone dal forno. Mettere le cipolle cotte su un grosso piatto da portata con una schiumarola. Tagliare il cosciotto a fette spesse e adagiarle sulle cipolle. Mettervi sopra col cucchiaio la salsa di capperi calda e servire immediatamente.

Rémy: Ma i capperi nel libro non ci sono!
No, infatti, ma del cosciotto si trovano tante versioni con condimenti diversi, molte delle quali si vantano di essere italianissime. Io ho scelto questa, nonostante non si nomini la salsa di capperi, perché nessuna di esse mi sembrava adatta per riprodurre l'atmosfera di un classico della letteratura inglese: la mia fonte, che non potrebbe essere più britannica di così, mi assicura che si tratti di un piatto che Sua Maestà in persona approverebbe. Se non lo sa la BBC...

martedì 25 marzo 2014

Il topo buongustaio

Un assaggio di Capitol City

Ciao a tutti, e bentornati nella cucina libresca di Rémy!
Un salutino?
Rémy: Salve a tutto il nostro pubblico, e possa la buona sorte essere sempre a vostro favore!
Acciderbolina, Rémy! Ti sei preparato! Che sorpresa! Stai cercando di metterti in buona luce per convincermi a proporre qualche ricetta francese?
Rémy: Mi hai scoperto...
Pazienza, topolino mio, pazienza, prima o poi arriverà anche quella, promesso. Per oggi, tuttavia, ci spostiamo in America, e non un'America qualsiasi: quella trasformatasi nella nazione di Panem, nel ben triste futuro immaginato da Suzanne Collins nella sua trilogia Hunger Games.
Rémy: Dunque, in inglese non sono proprio un genio, ma come nome non mi sembra che prometta tanto bene per una rubrica di cucina...
Eh, purtroppo hai indovinato: la traduzione è proprio “I giochi della fame”, e infatti di cibo se ne vede pochino, e non tutto quel che i personaggi mangiano sarebbe considerato normalmente commestibile. Pensa un po' che la protagonista, Katniss, vende come animali da macello pure gli scoiattoli!

Rémy: Aiuto! Non è che al prossimo tiro di freccia deciderà di mangiare anche i topi?
Non stavolta, tranquillo. Nei suoi giorni peggiori non credo che la cosa le farebbe troppo schifo, ma oggi, per l'incolumità dell'assistente, ci assicureremo che la nostra arciera abbia lo stomaco ben pieno offrendo a lei e a tutti voi il suo piatto preferito, dritto dritto dalle tavole dell'opulenta Capitol City. Apriamo il libro, anzi, trattandosi di un'intervista per la TV, facciamo partire direttamente il video su un maxischermo immaginario:
Cos'è che ti ha colpito di più da quando sei arrivata qui? ― Mi scervello per trovare qualcosa che mi abbia reso felice qui. Sii sincera, penso. Sii sincera.
Lo stufato di agnello ― mi esce.
[…]
Quello con le prugne secche? ― chiede Caesar. Annuisco. ― Oh, io ne mangio a secchiate.
(Suzanne Collins, Hunger Games)
Perdinci! Lo adorano addirittura in due! Direi di non esitare oltre, anche se i vegetariani nel nostro pubblico non saranno tanto felici.
Un avviso preliminare: questa volta, per farvi avere quanto di più vicino si trovasse a ciò che ha toccato il palato di Katniss, l'ho dovuto tradurre personalmente per la prima volta. Sapete a chi dare la colpa se la vostra impressione della cucina di Capitol City è men che eccezionale.

Stufato di agnello con prugne secche

Ingredienti
2 libbre e ½ di agnello disossato, in cubetti da 1 pollice e ½*
3 cucchiai di grasso per cotture ad alta temperatura (grasso di pancetta, lardo, ecc.)
½ cucchiaino di curcuma macinata
½ cucchiaino di cumino macinato
¼ di cucchiaino di pepe di cayenna
½ cucchiaino di cardamomo macinato
2 cucchiaini di sale kosher**
1 cipolla, tagliata a cubetti da 1 pollice
2 tazze di carote, approssimativamente 6, tagliate grossolanamente a dadini
3 spicchi d'aglio tritati
2 cucchiai di zenzero fresco tritato
la scorza di un limone
2 tazze di brodo di pollo
1 tazza di prugne secche (senza conservanti), tagliate a metà o in quarti
¼ di tazza di foglie di coriandolo tagliate di fresco e altre per la guarnizione

Procedura
  1. In una ciotola mettere 2 cucchiai di grasso, la curcuma, il cumino, il pepe di cayenna, il cardamomo e il sale. Mescolare bene finché la miscela diventa una pasta.
  2. Aggiungere l'agnello alla ciotola e rigirarlo per cospargerlo bene.
  3. Scaldare 1 cucchiaio di grasso in una grossa pentola dal fondo spesso a temperatura medio-alta. Aggiungere dell'agnello, e rosolare bene. Spostare su un piatto, e ripetere con l'agnello rimanente.
  4. Aggiungere la cipolla e le carote alla pentola e cuocere per 5 minuti mescolando per togliere i pezzetti d'agnello scuriti dal fondo.
  5. Aggiungere mescolando l'aglio e lo zenzero freschi e continuare a cuocere per altri 5 minuti.
  6. Rimettere l'agnello nella pentola e aggiungere mescolando la scorza di limone e il brodo di pollo.
  7. Portare a ebollizione, poi abbassare la temperatura, coprire, e cuocere a fuoco lento per 1 ora e ½ o 2, mescolando di tanto in tanto, finché l'agnello è tenero.
  8. Aggiungere le prugne secche tagliate in quarti per gli ultimi 30 minuti di cottura.
  9. Aggiungere mescolando il coriandolo fresco tagliato.
  10. Aggiustare di sale e pepe a piacere e guarnire con il coriandolo restante.

*Essendo misure anglosassoni non usate specificamente in cucina, basta un qualsiasi convertitore per ottenere il corrispondente in sistema metrico decimale. Ho preferito mantenere l'originale che riempire la ricetta di scomode virgole.
**Da quel che ho capito, è un tipo di sale a cristalli grossi che va particolarmente bene per attirare i liquidi e raccoglierli: il nome deriva dal fatto che si usi per salare la carne ed eliminarne il sangue secondo i dettami della religione ebraica.

Rémy: Però, quante spezie!
Ci hai fatto caso, eh? Sì, pare che i gusti di Capitol City diano molto spazio ai sapori forti, quasi da cucina indiana, direi... o romana? Col liceo classico alle spalle, se dovessi individuare una ragione per tutte queste spezie, più che in India andrei a guardare nell'antica Roma, che prediligeva a sua volta questo genere: personaggi che si chiamano Caesar, Coriolanus, Seneca e Plutarch e partecipano a banchetti così lunghi che per resistervi bisogna prendere degli emetici e continuare a mangiare a oltranza indosserebbero decisamente più una toga che un sari, non trovate?
Arrivederci alla prossima puntata!
Rémy: Ciao ciao!

venerdì 21 marzo 2014

Il topo buongustaio

È una verità universalmente riconosciuta...

… che questo blog non sarebbe lo stesso senza le periodiche visitine del nostro amico topo!
Di' ciao al nostro pubblico, è ora di rimettersi ai fornelli!
Rémy: Un caloroso saluto a tutti quanti! Che c'è nel forno oggi?
Oggi, caro il mio assistente, si torna in Inghilterra, con tua somma gioia.
Rémy: Certo, come no...
Oh, andiamo! Questa volta a darci l'ispirazione è proprio una signora autrice coi controfiocchi, e scommetto che i nostri lettori avranno già capito chi dall'incipit: si tratta nientepopodimeno che di Jane Austen, alla quale chiedo umilmente scusa per essermi appropriata delle parole con cui apre il suo Orgoglio e pregiudizio per uno scopo tanto meno nobile.
Rémy: Dai, non buttarti giù, magari sarà pure contenta della pubblicità, dovunque si trovi ora...
Ah, be', se la metti così, allora tutti con le mani in pasta, forza!
Leggendo i suoi romanzi con gli occhi di un cuoco, ci si trova non dico davanti a un menu completo, ma sicuramente in presenza di sufficienti riferimenti al cibo (e che cibo! Le sue portate devono essere nella top ten delle cose più intimamente inglesi che esistano, insieme al cambio della guardia e ai Gioielli della Corona) da soddisfare anche il palato più esigente.
E dunque, siccome – si sa – carta canta, eccovi la prova provata che la ricetta di oggi starebbe benissimo su una tavola tutta ispirata alla creatrice delle sorelle Bennet e Dashwood. Ironico che mi siano venute in mente prima loro, però, perché a raccomandarvela, stavolta, è una tal signorina Woodhouse: Miss Bates, permettete che Emma vi serva un pezzetto di torta... un pezzettino. Le nostre sono torte di mele. Non dovete aver paura di conserve andate a male, qui. (Jane Austen, Emma)
Bene, vi abbiamo fatto aspettare abbastanza. Ecco qui come completare il vostro pasto con un tocco d'atmosfera austeniana.

Torta di mele

Ingredienti
Per l’impasto
300 gr di farina
120 gr di burro
1 pizzico di sale
acqua fredda q.b.

Per il ripieno
5 mele di media grandezza
100 gr di zucchero
40 gr di burro
la scorza grattugiata e il succo di un limone
1 cucchiaino di cannella
1 pizzico di noce moscata
latte e zucchero q.b. per spennellare il dolce

Procedura
Preparate l’impasto mettendo in una ciotola la farina, il burro e un pizzico di sale; iniziate a lavorare gli ingredienti aggiungendo l’acqua freddissima; continuate a impastare fino a ottenere una palla liscia ed elastica, che farete riposare in frigo per mezz’ora, coperta da un foglio di pellicola. Nel frattempo tagliate le mele a fettine, ponetele in un recipiente e unite lo zucchero, il succo e la scorza grattugiata di limone, la cannella e la noce moscata.
Imburrate e infarinate uno stampo da forno e rivestitelo con metà della pasta preparata in precedenza; aggiungete le mele e sopra di esse qualche fiocchetto di burro; ricoprite con il restante impasto e praticate qualche foro nella sfoglia, per evitare di far gonfiare la superficie. Fate cuocere la torta in forno preriscaldato a 200o per 20 minuti, poi per altri 20 abbassando la temperatura a 180o. Tirate fuori la torta dal forno e spennellatela con latte e zucchero, dopodiché continuate la cottura a 170° per altri 20 minuti o fino a quando sarà diventata di un bel colore dorato.

Rémy: Buon appetito! Anche se forse così non mangerete proprio come Emma e compagni...
Eh, già. Il nostro Rémy, che è un topo precisino, si è accorto che difficilmente la cuoca di casa Woodhouse aveva il frigo e la pellicola, ma ehi, se c'è a disposizione qualche comodità in più rispetto ai suoi tempi, perché non sfruttarla? È la sostanza che conta!
Alla prossima abbuffata, amici!
Rémy: Arrivederci!

lunedì 17 marzo 2014

Il topo buongustaio

Rémy vi porta a Hogwarts

Salve a tutti e... buon appetito! È tornato Rémy, e con lui la rubrica del topo (di biblioteca) buongustaio. Siete pronti?

Rémy: Salut al nostro pubblico! Anche se forse per stavolta dovrei provare a dirvi hello...
Apprezzo lo sforzo, Rémy... so che francesi e inglesi non si vedono proprio di buon occhio, ma pensavo ti fossi rassegnato!
Questa volta, signore e signori, facciamo un salto dall'altra parte del Canale della Manica. E che ci vuole? Basta un buon manico di scopa! Eh, sì, perché forse oggi, oltre al grembiule e al cappellone da chef, qualcuno vorrà provare a tirar fuori anche la bacchetta magica.
Citazione alla mano: Torta di melassa, Hermione!’ disse Ron, spingendola apposta sotto il suo naso. (Harry Potter e il Calice di Fuoco)
Quella sera, tentarla non gli servì a molto, dato che la ragazza era nel pieno del suo brevissimo e sconvolto sciopero della fame seguito alla scoperta della presenza di elfi domestici nel castello, ma forse, se Ron avesse passato la torta al suo migliore amico, avrebbe sortito qualche effetto in più: nel corso dei libri, tra torte e budini, ci sono varie altre occorrenze di questi famigerati dolci alla melassa e Harry mostra sempre di apprezzarli parecchio. E dunque, non avete voglia anche voi di assaggiare il dessert preferito del maghetto con la cicatrice? Se siete suoi fan, o volete farne contento qualcuno, non servono complicate ricette di pozioni magiche piene di occhi di tritone e altre amenità.
Rémy: Ma che schifo! Dovresti far venire l'appetito, non toglierlo!
Dicevo... per fare la felicità dei piccoli, ma anche grandi, amanti delle avventure di Harry Potter, non ci vuole nessun ribollente calderone, ma solo questa:

Torta di melassa

Ingredienti:
1 confezione di pasta frolla
2 tazze di melassa
1 tazza e 1/2 di briciole di pane bianco fresco
1 cucchiaio di burro sciolto
1 cucchiaio di succo di limone
A piacere può essere arricchita con:
3 tuorli
1 bustina di vanillina
2 cucchiai di panna da montare

Procedura:
Mescolare la melassa, il burro, le briciole e il succo di limone; quindi, a piacere, aggiungere i tuorli, la vanillina e la panna.
Amalgamare bene.
Ungere una teglia rotonda con burro, spolverare di farina, foderare con la pasta frolla avanzandone un poco da cui ritagliare delle striscioline da incrociare sulla superficie della torta.
Versare il composto e sistemarvi sopra le striscioline di pasta spennellate con un po’ di latte.
Infornare a 180° per i primi dieci minuti, quindi abbassare a 150° e procedere per un’altra mezz’ora finchè il composto non solidifica leggermente e la frolla è cotta e croccante.
Servire con panna montata ed una tazza di tè.

Rémy: E anche stavolta con le dosi c'è qualche bel problema...
Già, proprio così, ma almeno stavolta c'è anche la soluzione. Se il consiglio finale di servirla col tè non vi era bastato a capirlo, questa è una ricetta che più inglese di così esiste solo la regina Elisabetta in persona, quindi tutte le dosi – suppongo – devono essere state tradotte letteralmente da una versione che le indicava in “cups” e “tablespoons”, il che nei Paesi anglofoni è perfettamente normale. Sembra strano, ma è così. La nostra prima impressione è che s'intenda di usare questi strumenti come misurini...
Rémy: Ma allora una tazza più grande darebbe risultati diversi da una più piccola!
Esatto, Rémy, vedo che hai colto il punto. Invece sono termini che indicano dosi standard, indipendenti dalle dimensioni delle tazze o dei cucchiai a disposizione di chi cucina. Dato che mi capiterà altre volte di proporvi ricette tradotte dall'inglese da altri o (ci si prova, poi ai posteri l'ardua sentenza...) anche da me, aggiungo qui anche una piccola tabella di conversione, e vi chiedo di fare riferimento a questa anche negli altri casi. Purtroppo nella sezione solidi fa solo esempi comuni e se vi trovate davanti a un ingrediente non contemplato dovrete cavarvela in parte da soli, ma le altre versioni che sono riuscita a reperire facevano riferimento per lo più al sistema americano ed erano esposte in modo meno immediato.

Misure solidi
Tablespoon (abbreviato tbsp) - cucchiaio
1 cucchiaio di farina = 15g
1 cucchiaio di zucchero = 28g
1 cucchiaio di burro = 15g
Cup - tazza
1 cup di riso = 225g
1 cup di farina = 115g
1 cup di burro = 225g
1 stick di burro = 115g
1 cup di frutta secca = 225g
1 cup di zucchero bruno = 180g
1 cup di zucchero semolato = 225g
Ounces (oz) - once
1oz = 25g
Misure liquidiTeaspoon (tsp) - cucchiaino
1 tsp = 5ml
1/2 tsp = 2,5ml

1/3 tsp = 1,66ml
1/4 tsp = 1,25ml
Tablespoon (tbsp) - cucchiaio
1 tbsp = 15ml
1/2 tbsp = 7,5ml

Cup - tazza

1 cup = 240ml
1/2 cup = 120ml
1/3 cup = 80ml
1/4 cup = 60ml

1 pinta = 550ml
1 quarto = 900ml

Temperature forno
250°F = 130°C
300°F = 150°C
350°F = 180°C
375°F = 190°C
400°F = 200°C
425°F = 220°C
450°F = 230°C

Nota: rispetto alla mia fonte, ho cambiato le temperature nel testo secondo questo schema perché risultavano così alte da darmi il sospetto di non essere state convertite. Se i valori originali fossero stati in gradi Celsius, un forno comune non sarebbe stato in grado di arrivarci.

mercoledì 12 marzo 2014

Il topo (di biblioteca) buongustaio

Per mangiare come i personaggi dei libri

Signore, signori e... topini, è con grande piacere che vi annuncio l'inizio di una nuova rubrica che delizierà i vostri occhi di lettori e i vostri palati di mangiatori.
Con un aiutante preso in prestito dalla Pixar, d'ora in avanti punteggerò il blog – di nuovo, senza alcuna regolarità garantita, il che forse strapperebbe a questo spazio la legittimità del nome di “rubrica” – di ricette che vi aiuteranno a riprodurre, nel modo più fedele che io riesca a trovare, i cibi che vediamo finire in bocca ai nostri personaggi preferiti.
Saluta il pubblico, Rémy.
Rémy: Bonjour a tutti quanti! Sentite che profumino?
Eh, sì, perché il nostro amico francese è un topo, ma anche un cuoco, e per stavolta fingeremo che sia pure un topo... di biblioteca. E non mi stupisco affatto che senta già un odorino invitante, perché tanto per restare in tema, quest'oggi si parla di formaggio.
Rémy: Evviva! Va bene, allora ci sto, stringiamoci le zampe.
Ehm... non sapete di cosa sta parlando, vero? Presto detto: il poverino aveva paura di me perché mi faccio chiamare Gatta, così gli ho promesso che se mi avesse dato una mano... ops... una zampa, la prima ricetta sarebbe stata a base di formaggio e se la sarebbe potuta sbafare tutta.
Forse, però, il personaggio che ce la consiglia non ci capirebbe se dicessimo “formaggio”, quindi aiutiamolo un po' e chiamiamolo come fa lui, “casio”.
Qualche lettore c'è già arrivato? Sissignori, stiamo proprio parlando di Salvatore, il monaco de Il nome della rosa di Umberto Eco che si presenta senza mezzi termini con un «Penitenziagite!» e poi ci inonda di strane parole, un po' in latino, un po' in italiano, un po' in spagnolo, un po' (correggetemi se sbaglio, non so se l'esame di Filologia romanza che ho alle spalle mi sia venuto molto in aiuto) in provenzale... Un proto-esperanto, come lo chiama la mia fonte, e una lingua patchwork, come la chiamo io, fatta tutta di pezzetti di altri idiomi che ha sentito parlare durante la sua vita non proprio tranquilla. Lo si capisce, con un po' di sforzo qui e là, e pertanto c'è chi ha tradotto la sua ricetta. Eh, sì, perché qui siamo di fronte a uno dei rari casi in cui il piatto non solo si nomina e poi si mangia, ma si spiega pure, anche se in modo un po' raffazzonato: Salvatore ce la mette proprio tutta per far capire ad Adso cos'ha intenzione di preparare sgraffignando i pochi ingredienti necessari dalla cucina. E così, senza ulteriori indugi, ecco a voi...


Il casio in pastelletto di Salvatore

Ingredienti:
Formaggio tipo latteria
Burro o strutto
Zucchero di canna
Cannella in polvere

Procedura:
Prendere del formaggio non troppo vecchio e non troppo salato e tagliarlo a fettine. Mettere sul fuoco una pentola con un po' di burro o strutto e porvi le fettine a intenerire.
Quando la cottura è quasi ultimata, spolverare con zucchero e cannella.
Servire caldo.

Rémy: Parbleu! Ma che ricetta strana! Sicura che si capisca?
Eh, lo so, caro il mio topolino, ma questo è (molto letteralmente, direi) quello che passa il convento: la spiegazione che ho messo alla voce Procedura è la traduzione di quel che dice confusamente il nostro monaco e la lista è dedotta solo da quel passo. Altro non c'è, e me ne dispiaccio. Forse Salvatore non era bravo con i numeri, forse nel Medioevo si cucinava un po' a occhio, questo non saprei dirlo, ma non c'è traccia di dosi precise e perfino il tipo di formaggio e di zucchero sono stati delle brillanti intuizioni di qualcuno con più conoscenze storiche e culinarie di me.
Sappiate questo: se ci provate e non vi piace, non è detto che siate stati voi a sbagliare qualcosa, può essere benissimo che il vostro palato non vada tanto d'accordo con i gusti dei medievali. Non chiedetemi testimonianze dirette, io non l'ho assaggiata, ma del personaggio mi fido pochino. Voi sarete di certo più coraggiosi di me.
Rémy: Dovresti provare! È formaggio! Slurp!
Be', voi ditemi com'è e poi forse un giorno tenterò. Sinceramente, prima di buttarmi su un formaggio cucinato “alla trecentesca”, vorrei qualcosa di più della recensione positiva di un topo.
Non vi preoccupate, la prossima volta saprò darvi molte più certezze. Un indizio? Forse l'ingrediente segreto della puntata numero due del Topo Buongustaio è un pizzico di magia.
A presto!
Rémy: Au revoir! Alla prossima ricetta, gente!

Diamo i meriti a chi li ha.
La traduzione della ricetta e le precisazioni di metodo appartengono a: http://cantosirene.blogspot.it/2008/08/ricette-letterarie-1.html